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Campanile di Santo Stefano

Il campanile medioevale di Santo Stefano, con i suoi quasi mille anni di esistenza, è l’unica testimonianza rimasta di uno dei più antichi luoghi di culto eporediesi. La torre campanaria sorgeva a fianco di una chiesa romanica e apparteneva al complesso abbaziale dei monaci benedettini, fondato nel 1044.
 

La titolazione del medesimo complesso monastico deriva da una chiesa preesistente consacrata al protomartire Stefano e al Santissimo Salvatore. Questo antico edificio sacro, situato inizialmente in un’area suburbana, venne donato, forse verso il 1042 ai monaci benedettini. La fondazione dell’insediamento cenobitico a Ivrea, per iniziativa del vescovo Enrico, appartiene ad un periodo di grande sviluppo dei centri monastici; il monastero era inoltre legato al filone fondato da Guglielmo da Volpiano e dipendeva dall’abbazia di Fruttuaria presso San Benigno Canavese.

Nel corso del secolo XI i benedettini si avvantaggiarono di altre donazioni accordate dalle autorità (come ad esempio i beni offerti dal vescovo Og-gerio nel 1076, i privilegi dell’imperatore Enrico II nel 1050 e di Papa Nicolò II nel 1063). In questo favorevole periodo per i monaci benedettini, ascrivibile alla metà del secolo XI e durante il quale hanno ormai giurisdizione sull’intera area fuori le mura, si colloca l’edificazione del campanile di Santo Stefano e del complesso abbaziale.

La sequenza dei sei piani della torre campanaria, culminante in origine con una copertura a cuspide e contraddistinta da archetti pensili di raffinata fattura, rimane tuttora un chiaro emblema dell’allora potere abbaziale; nella sequenza dei piani della torre si noti inoltre l’alternarsi progressivamente in altezza delle aperture da monofora fino a trifora.

All’inizio del Duecento scemano le attenzioni dimostrate nei secoli precedenti dalle autorità verso i benedettini in quanto non sono più l’unico ordine monastico presente nella città. Fin dall’età moderna il campanile è risparmiato dalle demolizioni -ad eccezione di quella apportata alla cuspide nel 1854- eseguite in momenti diversi agli altri edifici del complesso abbaziale; nel 1558 il maresciallo Brissac, per ragioni di difesa della città, ordina l’abbattimento della chiesa (ricostruita poi dai benedettini); nel 1757 è la volta degli edifici abbaziali, i quali, ormai abbandonati dai monaci, sono demoliti per ampliare il giardino di Palazzo Perrone. In quel medesimo periodo, essendo ancora in vita l’abbazia - soppressa nel 1802- l’abate Gaspare Amedeo San Martino della Torre, decise di trasformare il superstite granaio addossato al campanile in chiesa, successivamente demolita nel 1898 per ingrandire i giardini pubblici.

Il riconoscimento del valore storico-artistico assegnato alla torre campanaria si rintraccia nei documenti d’archivio fin dalla metà Ottocento; da allora la torre, ormai incamerata nei beni comunali, è divenuta una delle più importanti testimonianze, simbolo, un tempo, dell’importante ruolo rivestito in campo religioso e sociale dal centro monastico e ora romanico emblema della città.

DOVE: Ivrea - Corso Re Umberto, 30