ACCEDI
login Ivrea    
×

Notice

Google Geocoding API error: The request was denied.
Santa Maria Assunta

La cattedrale di Santa Maria Assunta, con la sua storia millenaria, è indubbiamente il più importante luogo di culto della città di Ivrea. La tradizione erudita sottolinea la continuità nel tempo di questo rilevante luogo sacro, sorto in posizione di rilievo dove si ipotizza la collocazione dell’acropoli romana. A supportare tale tradizione concorre il reimpiego di reperti lapidei di età romana, ora custoditi nella parte più antica della cripta; si tratta del sarcofago realizzato per il questore Caio Atecio Valerio nel I sec. d. C. e di un’ara votiva con iscrizione che documenta il culto per Giove Ottimo Massimo, murata in una parete.
 

La cripta fu realizzata in momenti diversi. La parte più antica, di influenza carolingia, è caratterizzata da un andamento anulare, con un tipico gioco di volte a crociera sostenute da snelle colonnine e capitelli tronco-conici. La parte più recente della cripta (XII e XIII secolo) si distingue per i capitelli a motivi vegetali o zoomorfici e le decorazioni parietali. Vi sono infatti affreschi di epoche differenti, alcuni di gusto tardo-romanico, altri tardo-gotico; tra i soggetti rappresentati vi sono due Santi guerrieri, San Gaudenzio, una Annun-ciazione e un’opera attribuita a Giacomino da Ivrea raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Cristoforo e Antonio Abate; infine si segnala la rappresentazione di altri episodi di vita mariana, scoperti durante la campagna di scavo degli anni novanta del No-vecento. Durante tali interventi sono ritornati alla luce anche i grandi pilastri circolari in laterizio della chiesa romanica. Infatti l’edificio paleocristiano, probabilmente realizzato nel IV secolo, venne riedificato intorno al Mille per volere del vescovo Warmondo secondo una pianta tipica degli edifici ottoniani a tre navate con absidi contrapposte, delle quali sopravvive solo quella occidentale. Allo stesso periodo si colloca il rinvenimento e la traslazione nella città delle spoglie dei Santi Tegolo e Besso; in questa occasione i resti di San Besso vennero riposti nel sarcofago romano adattato e sistemato nella cripta: i fedeli potevano venerare queste reliquie dal deambulatorio attraverso le “fenestrellae confessioni”-sistemazione di recente ripristinata-. In origine tra coro e deambulatorio esistevano arcate realizzate con colonne e capitelli di reimpiego; in seguito tali arcate vennero tamponate e ornate da affreschi o lapidi, tra le quali l’iscrizione commemorativa della fondazione della cattedrale per volere del presule Warmondo.

Tra la fine dell’XI e la metà del XII secolo, in questo favorevole clima culturale di respiro europeo, la chiesa viene completata con la realizzazione del tiburio, in posizione baricentrica rispetto all’impianto originario, e dai due campanili; infine in posizione attigua all’abside occidentale, si realizza il chiostro dei canonici, del quale sopravvive un breve tratto. L’allineamento tra chiesa e chiostro in posizione frontale rispetto al Palazzo episcopale deriverebbe dal modello di San Pietro a Roma filtrato attraverso la cultura carolingia; inoltre anche la decorazione dei capitelli nel chiostro e nella cripta sembrano ispirarsi a quelli delle abbazie legate a Guglielmo da Volpiano, tra le quali anche la sede monastica di Digione.

Tra Quattro e Cinquecento fu realizzata una nuova sacrestia (precisamente nel 1464 ma poi ampliata nel 1844 su progetto di Ignazio Girelli), nella quale sono custodite opere pittoriche di Defendente Ferrari: un’Adorazione del Bambino con Santa Chiara di Assisi e un’altra Adorazione, del 1521, che ritrae il vescovo Warmondo e il donatore inginocchiato (probabilmente un dignitario del Capitolo eporediese della casata dei Ponzone).

L’attuale aspetto degli interni della cattedrale è il frutto di interventi nella seconda metà del Settecen-to. Tra questi si evidenzia l’edificazione, una di fronte all’altra, delle cappelle del Santissimo Sa-cramento e del Crocifisso, situate nei pressi del presbiterio; la cappella del Sacramento fu edificata per iniziativa di monsignor De Villa nel 1761 in onore del patrono di Ivrea San Savino e decorata da Carlo Cogrossi nel 1780 con affre-schi che raffigurano un episodio del martirio del Santo. La cappella del Crocifisso fu voluta dal vescovo Ottavio Pochettini, che oltre a incaricare il Cogrossi -come già accennato-, si rivolse nel 1786 all’architetto Giuseppe Martinez per conferire un’omogeneità stili-stica degli interni e in particolare nelle navate. L’ultima importante trasformazione alla cattedrale è l’ampliamento verso oriente di una campata e la conseguente demolizione della facciata cinquecentesca. Il nuovo progetto dell’architetto torinese Gaetano Bertolotti si ispira alla facciata palladiana del San Giorgio Maggiore a Venezia e venne consacrata l’8 dicembre 1854, ovvero nel giorno della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria.

Si tratta quindi di un intervento dal chiaro messaggio pastorale di riaffermazione del culto mariano e dei santi canavesani, voluto da monsignor Luigi Moreno; infatti le opere che ornano la facciata, scolpite da Giuseppe Argenti, rappresentano: San Pietro e San Paolo, nei tondi, i vescovi Eulogio e Gaudenzio a fianco dell’ingresso, più in alto l’Annunciazione e la Sacra Famiglia, San Besso e Santa Giuliana d’Ivrea nei frontoni laterali, Guglielmo da Volpiano e il Beato Angelo Carletti nel timpano e sull’acroterio centrale la Madonna con gli angeli.

DOVE: Ivrea - Piazza del Duomo