Anfiteatro Romano

Archeologia

Sul finire del I sec. d.C. anche Eporedia venne dotata di un anfiteatro, un grande edificio di forma ellittica destinato a ospitare da dieci a quindicimila spettatori, dedicato a i giochi dei gladiatori, agli spettacoli di caccia e alle esecuzioni capitali dei "dannati ad bestias", ovvero di coloro che erano stati condannati a essere sbranati o dilaniati da bestie feroci.
Il complesso sorse lungo la via per Vercelli, addossato a sud a un poderoso muraglione che aveva la funzione di sostegno per il terreno digradante.
L'edificio venne costruito su un terrapieno arginato interamente dal muro del podio e, verso l'esterno, da una muratura anulare rinforzata da una serie di concamerazioni semicircolari, in parte ancora ben visibili, che servivano a contrastare la spinta del terreno. Alle due estremità dell'asse maggiore si aprivano gli ingressi.
All'interno dell'arena un vano sotterraneo collegato da un corridoio agli ambienti di servizio posti sotto la cavea, serviva a movimentare, con l'aiuto di montacarichi, le attrezzature sceniche e gli animali, mentre un passaggio coperto a volta e pavimentato in laterizi che corre al di sotto del podio collegava i vani di servizio costruiti in corrispondenza dell'asse maggiore. Il muro del podio culminava in una lunga transenna decorata da lastre in bronzo ornate da grosse borchie a rilievo.
A ridosso delle murature anulari ancora oggi sono visibili tratti delle strutture di una antica villa demolita per far posto all'anfiteatro. Sorta verso la fine del I sec. a.C. subito fuori città e più volte ristrutturata nel corso di circa un secolo, la dimora signorile aveva diverse stanze decorate da affreschi, i più recenti dei quali datano tra il 50 e il 70 d. C.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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Archivio Nazionale Cinema d'Impresa

Patrimonio Industriale

Nel 2003 viene istituito a Ivrea l'Archivio Nazionale Cinema d'Impresa per la conservazione e la diffusione dei documenti visivi realizzati in ambito d'impresa. L'Archivio conserva circa 50.000 rulli di film realizzati a partire dai primi anni del Novecento da imprese come Fiat, Olivetti, Borsalino, Breda, Innocenti, Montecatini, Montedison, Edison, Recchi, Martini & Rossi, Rancilio, Aurora, Italgas, Birra Peroni, Breda, Aem Milano, Istituto per il Commercio Estero, Necchi, Metropolitana Milanese; enti di ricerca come l'Enea e l’Enea Antartide; case di produzione pubblicitaria come Film Master e Rectafilm.
E' necessario contattare direttamente l'Archivio

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Archivio Storico Olivetti

Patrimonio Industriale

L'Associazione Archivio Storico Olivetti, costituita a Ivrea nel 1998 su iniziativa della Società Olivetti, in accordo con la Fondazione Adriano Olivetti e con la partecipazione di importanti soci pubblici e privati, svolge un’attività di raccolta, riordino, conservazione, studio e promozione del vastissimo patrimonio archivistico riguardante la storia della Società e delle personalità della Famiglia Olivetti. Prosegue in tal modo il lavoro avviato dall'Archivio Storico Olivetti, costituito nel 1986, a cui la società Olivetti e la Fondazione Adriano Olivetti avevano affidato la conservazione dei rispettivi patrimoni documentali.
La parte più cospicua del patrimonio archivistico e bibliotecario oggi conservato dall’Associazione proviene dalla Società Olivetti ed è costituita da documenti, lettere, libri, giornali, riviste, manifesti, disegni, foto, filmati, registrazioni audio, prodotti, prototipi e plastici. Questo patrimonio, che ha una consistenza di circa 7.300 metri lineari, di cui oltre 3.700 inventariati, è oggetto di un sistematico lavoro di schedatura elettronica e per quanto possibile di digitalizzazione.
L'Associazione conserva inoltre, su deposito della Fondazione Adriano Olivetti, l'archivio che raccoglie la corrispondenza aziendale e privata di Camillo, Adriano ed altri membri della Famiglia Olivetti, l'archivio del Movimento Comunità e delle Edizioni di Comunità, l'archivio e la biblioteca personale di Ludovico Quaroni.
L'attività dell'Associazione non si esaurisce con l'impegno strettamente archivistico di recupero, catalogazione e conservazione dei documenti, ma si manifesta anche attraverso l'attività di assistenza e consulenza nei confronti di studiosi e ricercatori, di organizzazione e/o collaborazione a iniziative culturali di enti privati e pubblici, di realizzazione di mostre, filmati, conferenze, studi, ricerche e pubblicazioni finalizzate a promuovere e approfondire la conoscenza della storia e dei valori olivettiani.
La grande mostra sulla storia del progetto industriale Olivetti organizzata dall’Associazione nel 2008 per celebrare il centenario di fondazione della Società è ora trasformata in una esposizione permanente situata nella Villetta Casana, a pochi passi dalla sede dell’Archivio.
E' necessario contattare l'Associazione

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Cappella e Romitorio di San Grato

Beni religiosi

Edificata sulla collina della Paraj Auta, la chiesetta risale al XII secolo e, inizialmente intitolata a San Giovanni, nel ‘500 fu dedicata a San Grato, invocato nelle pestilenze. In origine l’unica navata era divisa in due campate, poi ne fu aggiunta un’altra nel XVII secolo e in seguito venne costruito il campanile. Attigua alla cappella si è conservato un edificio (Romitorio) utilizzato fino all’inizio del ‘900 dal romito, cui era delegata la pulizia della chiesa,la coltivazione del vigneto e la cura dei boschi attigui.

Il complesso si presenta all’esterno con una facciata barocca intonacata e l’abside rettangolare in pietra a vista come le pareti laterali. All’interno sono conservati degli affreschi tra cui, ai lati dell’altare, l’opera quattrocentesca attribuita a Giacomino da Ivrea che raffigura San Pietro con la chiave del Paradiso e Sant’Andrea con la croce omonima.

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Castello Biandrate di San Giorgio

Arte E Storia

Il Castello di San Giorgio Canavese ha origine da un complesso di edifici costruito in epoca medioevale con scopi difensivi e trasformato poi nel corso dei secoli al fine di adottarlo alle successive esigenze. Si distingue normalmente una costruzione più antica, presumibilmente risalente ai sec. XII - XIV, di cui restano poche tracce, ed una più recente attribuibile ai sec. XV – XVI.
I Vescovi di Vercelli ed Ivrea, il Marchese di Monferrato e forse anche i Templari esercitarono il loro dominio sul Castello finché nel XIII secolo la proprietà passò definitivamente ai Conti di Biandrate.
Nel corso dei secoli San Giorgio ed il suo castello furono più volte teatro di guerre tra Savoia,Monferrato, Spagna e Francia, ma gli assedi dei grandi eserciti furono quasi sempre vittoriosamente respinti.
Dopo la pace di Cherasco del 1631 San Giorgio entrò definitivamente a far parte degli stati sabaudi e il castello subì importanti modifiche a cura di Guido Aldobrandino, al quale si deve verosimilmente la struttura unitaria della parte "nuova". All'inizio del settecento, in coincidenza con l'acquisto di parte della proprietà di San Giorgio dal ramo di Foglizzo, Aldobrandino riprende con energia i lavori di modifica del castello che terminarono nel 1726.
Nel sec. XIX iniziò un periodo di decadenza e oblio, che se da un lato causò alcuni danni dall’altro consentì al tempo stesso che l’edificio giungesse fino a noi nella sua veste settecentesca, risaltata dal restauro intrapreso dalla società cui ora il castello appartiene.
Tra gli ambienti ricchi di decorazioni si distinguono la Sala dei Melograni, la Sala dei Trofei, la Sala delle Chimere, la Sala degli Aironi e la Sala delle Conchiglie, incorniciate da un vasto parco all’inglese.

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Castello di Masino

Arte E Storia

Arroccato su una collina nell’incantevole scenario dell’anfiteatro morenico di Ivrea, sorge il Castello di Masino, la cui edificazione risale all’XI secolo, su commissione della prestigiosa famiglia Valperga. Per la sua posizione strategica, che permetteva il controllo su un ampio territorio tra Ivrea e la Valle d’Aosta, il castello fu fin dall’inizio al centro di numerose battaglie, che videro protagonisti i Savoia, gli Acaia, i Visconti, gli stessi conti di Masino e i cugini Valperga. Dalla seconda metà del XVI secolo il castello venne ricostruito nelle forme attuali sulle rovine dell’antico fortilizio, assumendo le sembianze di una vera residenza di rappresentanza.
Intorno al 1780 venne avviata una nuova opera di rinnovamento orientata verso il più moderno gusto neoclassico. Artefici di questi interventi furono due importanti esponenti della famiglia, i fratelli Carlo Francesco II di Masino, vicerè di Sardegna, e l'abate Tommaso Valperga di Caluso, matematico e poeta, che ideò l’iconografia della Galleria dei Poeti e l’importante biblioteca.
Dopo la morte dell'ultima abitatrice della residenza, Vittoria Leumann, moglie del conte Cesare Valperga, il figlio, conte Luigi Valperga di Masino, nel1988 cedette al FAI il compito di conservare la memoria storica di questa importante famiglia aristocratica e colta del Piemonte.
La visita permette di scoprire le numerose stanze monumentali, come i saloni affrescati e riccamente arredati tra Seicento e Settecento, le camere per gli ambasciatori, gli appartati salotti e gli appartamenti di Madama Reale.
Interessante é anche il museo delle carrozze del XVIII e XIX secolo, per la maggior parte della famiglia Valperga, e il grande parco che circonda il castello, frutto dei numerosi mutamenti nel corso dei secoli, dove è possibile visitare il labirinto.

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Castello di Mazzè

Arte E Storia

Nel romantico centro storico di Mazzè, sovrapposto ad antichi ruderi romani, sorge il Castello Valperga, edificato all’inizio del XIV secolo dai Conti di Valperga, per la difesa dei loro possedimenti contesi dai Marchesi del Monferrato e dai Conti di Savoia, riedificato in gusto neogotico in epoca moderna. Al castello antico di origine medioevale se ne aggiunse successivamente un altro come residenza signorile.
Recentemente restaurato, il castello è stato restituito all’antico splendore con tracce di varie epoche e stili: nuovamente leggibili affreschi e volte medioevali, suggestivi momenti artistici del 1600 e 1700 e i rimaneggiamenti in stile romanico voluti nel 1850 dal Conte Eugenio Brunetta d’Usseaux. Da sempre luogo di grande fascino e prestigio, il castello ha ospitato personaggi illustri come Luigi XII d’Orleans re di Francia (1499), Francesco De Sanctis (1855), re Vittorio Emanuele II di Savoia, il Maresciallo di Francia Canrobert e Camillo Benso di Cavour (1859), lo zar Nicola II di Russia (1909), Benedetto Croce (1914), Benito Mussolini (1925), re Umberto II di Savoia (1938) e innumerevoli altre personalità minori.
Negli anni ’60 saccheggi e speculazioni ridussero quasi in rovina il grandioso complesso. Un ventennale restauro effettuato dai Salino di Cavaglià sta restituendo il castello alla sua magnificenza, così che fantastiche architetture merlate e turrite, preziosità d’interni e ineguagliabili panorami offrono oggi al visitatore uno spettacolo d’indimenticabile suggestione. Annessi al Castello vi sono presente il Museo Sotterraneo delle torture, realizzato nel 1999 in collaborazione con Amnesty International, e l'Oasi del Bosco Parco, il cuore dell’antica tenuta dei Conti Valperga di Mazzè.

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Castello di Parella

Arte E Storia

Il Castello di Parella, così come lo possiamo apprezzare oggi, è il risultato di varie fasi di costruzione che si sono susseguite attraverso i secoli.
Inizialmente ricetto e in seguito casa-forte di sbarramento per riscuotere il pedaggio in periodo medievale, in epoca rinascimentale subisce la trasformazione più importante ad opera di Alessio I della casata San Martino di Parella. Grazie ad Alessio I infatti il castello perde le sue funzioni belliche, viene ampliato e si impreziosisce dei ricchi affreschi che ancora oggi è possibile apprezzare nelle numerose sale.
Rimasto di proprietà della famiglia dei San Martino, con la morte di Alessio III nel 1801 il castello passò in usufrutto agli eredi e in seguito, a numerosi proprietari, nobili e borghesi, alle suore francesi di clausura “della Visitazione”, ai Padri Bianchi Missionari d’Africa, che vi stabilirono il loro seminario. Nel 1962 la proprietà passò ad una famiglia di privati che lo tenne fino al 2000 quando a seguito di un’ulteriore passaggio di proprietà il castello venne lasciato all’incuria e all’abbandono.

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Castello d'Ivrea

Arte E Storia

La struttura attuale del Castello di Ivrea, posto nella parte alta della città, in prossimità del Duomo, è il risultato di successive trasformazioni e ricostruzioni che hanno tuttavia mantenuto i caratteri tipici dell’architettura fortificata.
Alla prima fase di costruzione (1358-1394) risale la parte Ovest del Castello, con la torre maestra o maschio, e la torre a Nord, unite da un muro di cinta, a cui seguì la costruzione di altre due torri verso Sud e verso Est. Le successive fasi costruttive vedono sia la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica che interventi su strutture preesistenti. Il Magno Palacio, tutt’ora esistente, conserva formelle con gli emblemi dei Cavalieri dell’Ordine di Malta, facendo supporre la presenza nell’attuale piano seminterrato di una comunità dell’ordine Gerosolomitano, a conferma del ruolo strategico del castello anche nel percorso della via Francigena.
I cambiamenti più significativi si registrano alla fine del XVII secolo, quando il castello si trasformò in carcere, prima destinato ai prigionieri di Stato, poi anche ai detenuti comuni. Con la funzione carceraria, che mantenne fino alla prima metà del Novecento, la struttura subì una lunga serie di addizioni e adeguamenti che divisero nettamente in due parti il cortile e definirono gli spazi esterni chiusi da alti muri di cinta.
I primi studi della struttura per comprenderne la genesi storica risalgono alla fine dell’Ottocento, di cui importanti fonti documentarie sono i contributi di Giuseppe Giacosa e Alfredo d’Andrade.
Nel 1979, dopo quasi un decennio di dismissione, si realizzarono restauri che comportarono la demolizione di manufatti otto-novecenteschi e il rinvenimento di strutture antiche nelle aree del cortile e del fossato.

La gestione delle visite al Castello è affidata all’Associazione volontaria “Castello di Ivrea” che ne garantisce l’accesso nei giorni di apertura.

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Castello Ducale di Agliè

Arte E Storia

Anticamente noto con il nome di Fortezza dei San Martino, il castello, di origini medievali, fu trasformato alla metà del Seicento dal conte letterato Filippo San Martino d'Agliè in dimora signorile, affidando i lavori a Carlo di Castellamonte. La residenza venne acquisita dai Savoia nel 1764 e ricostruita su progetto di Ignazio Birago di Borgaro.
Abbandonato in seguito all’invasione napoleonica, il castello di Agliè tornò a rifiorire nell’Ottocento, per volere di re Carlo Felice, che lo elesse a sua residenza di villeggiatura preferita assieme al castello di Govone. Con la morte di Maria Cristina, la vedova di Carlo Felice, avvenuta nel 1849, il Castello passò in eredità a Carlo Alberto e al figlio cadetto Ferdinando, primo Duca di Genova.
Nel 1939 lo Stato acquistò dai duchi di Genova la proprietà di Agliè e durante il periodo bellico il Castello venne segretamente adattato a deposito di oggetti e documenti provenienti da residenze e musei torinesi a forte rischio di esportazione da parte del comando tedesco, tra cui anche le antichità egizie del Museo torinese.
Trasformato in museo grazie alla Soprintendenza e circondato da un grande parco con giardini all'inglese e all'italiana, oggi il Castello conta oltre 300 stanze, riccamente decorate e arredate, come il salone da ballo con affreschi del Seicento, il salone d'ingresso con stucchi settecenteschi, la quadreria e una preziosa collezione di reperti archeologici. All'ingresso si trova una bella fontana con statue settecentesche che simboleggia la Dora Baltea che si getta nel Po, opera di Ignazio e Filippo Collino.
Recentemente il castello è stato riscoperto nella sua bellezza dal grande pubblico anche grazie alla serie televisiva Elisa di Rivombrosa che lo ha scelto come location per i suoi episodi.

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Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pessano

Beni religiosi

Il villaggio di Pessano che, come Paerno, contribuì a popolare, nel 1250, il borgo di Bollengo, scomparve rapidamente, mentre la chiesa romanica del villaggio, tutelata dal Capitolo della Cattedrale di Ivrea, si è conservata fino ai nostri giorni.

La facciata ha il campanile in posizione centrale, secondo la tipologia clocher porche (campanile androne); da qui si accede alla navata unica absidata, divisa in due campate da un ampio arco;sulle pareti vi sono resti di affreschi databili intorno al XV secolo ed un frammento molto antico di transenna con un disegno geometrico a reticolo. Sul lato destro dell'edificio vi sono i due vani della canonica aggiunti in epoca più recente. Il campanile si sviluppa su sei piani e presenta cinque campiture delimitate da lesene e da archetti pensili; all'apertura a feritoia del terzo piano succedono nell'alzato una monofora e due ordini di bifore.

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Chiesa di San Bernardino

Beni religiosi

Secondo la tradizione e fonti storiche, il complesso di San Bernardino, edificato tra il 1455 e il 1465, fu dedicato al santo senese che aveva toccato Ivrea nel 1418, durante la predicazione itinerante volta a contenere il diffondersi di nuove idee ereticali. Trovato il sito adeguato poco fuori la città prese avvio la costruzione il 14 settembre 1455. I lavori di edificazione vennero ultimati nel 1457, ma la chiesa, a una sola navata a pianta quadrangolare con volta a crociera, fu sottoposta ad opere di ampliamento per contenere il grande afflusso dei fedeli, che donarono alla struttura una conformazione di chiesa conventuale.
L’intera zona conventuale, passata in mano ai privati dal 1805, fu acquistata nel 1907 dall’ingegnere Camillo Olivetti che adattò la struttura a propria residenza e nel terreno adiacente sviluppò la sua azienda. Tra il 1955 e il 1958, l’insieme degli edifici è stato interessato da importanti lavori che hanno modificato l’aspetto, soprattutto del convento, non più adibito ad abitazione privata ma destinato ad accogliere la sede dei servizi sociali della ditta Olivetti. Furono poi intraprese opere di restauro intese a riportare la chiesa alla struttura architettonica quattrocentesca e, nel contempo, volte al recupero e alla conservazione delle pitture interne.
La chiesa ospita una delle più importanti testimonianze quattrocentesche del Piemonte: il ciclo pittorico della Vita e Passione di Cristo realizzato da Gian Martino Spanzotti sul muro divisorio della chiesa di San Bernardino, verso quella che un tempo era la parte riservata ai fedeli laici. L’opera, databile tra il 1480 e il 1490, è formata da venti scene collocate intorno al grande riquadro della Crocifissione, dalle pitture nei due pennacchi centrali, raffiguranti il giudizio universale e l’inferno, dai pilastri sottostanti dipinti con le immagini di San Bernardino e nei due semipennacchi laterali che riproducono la cacciata dal paradiso terrestre e il purgatorio.

L’Associazione Spille d’Oro Olivetti accoglie i dipendenti e i pensionati del Gruppo Olivetti che hanno compiuto 25 anni di lavoro presso l’azienda, insigniti di una spilla d’oro in ricordo del dono che il fondatore Camillo Olivetti fece alla moglie all’uscita del millesimo esemplare della prima macchina per scrivere. Tra le varie attività culturali, si occupa dell’apertura e delle visite alla Chiesa di San Bernardino.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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Chiesa di San Gaudenzio

Beni religiosi

La chiesa di San Gaudenzio si trova sulla riva destra della Dora Baltea,oltre il rione del Borghetto, zona un tempo campestre. Al tempo della sua costruzione, la chiesetta sorgeva solitaria su una piccola altura posta fuori dell’abitato di Ivrea. Fu costruita tra il 1716 ed il 1724, sui resti della fortificazione chiamata Castelletto (1705). La sovrintendenza fu affidata al Prevosto della Cattedrale don Lorenzo Pinchia e la Municipalità, insieme alle generose offerte dei cittadini, provvide a finanziare il cantiere. Dieci anni dopo la costruzione del corpo centrale, venne aggiunta la sacrestia e la stanza sovrastante. Nel 1742 iniziò l’edificazione dell’elegante campanile. E’ documentato che la costruzione fu sostenuta da un gran fervore popolare, testimonianza della devozione alla figura di San Gaudenzio, nato a Ivrea nel IV secolo d.C, periodo della prima cristianizzazione del Piemonte. Non si conosce l’architetto che la progettò. Si sono avanzate diverse ipotesi su Bernardo Vittone, ma, a causa della sua giovane età, è probabile un suo intervento nel progetto soltanto per ciò che riguarda i lavori della sacrestia e del campanile. Rimane invece più accreditata, sebbene non documentata,la paternità dell’ architetto Carlo Andrea Guibert, la cui presenza in Ivrea nei primi anni del 1700 è testimoniata da altri interventi, come la Chiesa di San Lorenzo e il Palazzo Vescovile. Luca Rossetti da Orta realizzò nel 1738 i pregevoli affreschi interni, nelle parti figurative e di quadratura. Mastro Agostino Rama fu invece l’esecutore degli stucchi.
Le visite alla Chiesa di san Gaudenzio sono curate dall'Associazione dei Croass del Borghet, associazione culturale, con sede in Borghetto, che si occupa di tener vive le manifestazioni inerenti il rione di San Grato. All’interno della Chiesa vengono organizzate mostre.
Orari: visite su prenotazione

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Chiesa di San Giacomo di Montestrutto

Beni religiosi

La chiesa collocata su uno sperone di roccia a ridosso del castello di Montestrutto, domina la pianura e il paese sottostante. L'edificio ad aula unica, la cui datazione è ancora incerta, ricorda sotto molti aspetti (tra cui la collocazione del campanile a fianco della facciata) la Maddalena di Burolo. La chiesa attuale conserva ancora tracce di antichi affreschi che ornano la prima parte della navata interna e la facciata originale mentre il resto è frutto di un corposo intervento successivo. Nel XV sec. l'edificio fu ampliato abbattendo l'abside e allungando la zona del presbiterio che risulta obliqua rispetto al corpo centrale, poiché le maestranze furono obbligate a seguire la conformazione dello sperone roccioso sottostante. Lo stesso campanile, sull'angolo destro della facciata, a prima vista originale, ha subito un sopraelevamento e rimaneggiamento come il resto della struttura.

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Chiesa di San Michele Arcangelo

Beni religiosi

Di origine tardoromana, la chiesa fu riedificata in epoca romanica (XII sec.) invertendone l'orientamento. Le navate erano separate da pilastri quadrangolari e la profonda abside terminava a semicerchio; il presbiterio, sopraelevato, si prolungava nella prima campata della navata centrale ed era accessibile attraverso una scalinata in pietra. La costruzione ha vissuto, a partire dal cinquecento, diverse fasi di trasformazione che hanno risparmiato solo il campanile inserito nel fianco sud. Ad oggi il campanile conserva ancora il suo aspetto romanico con la decorazione ad archetti pensili sormontati da una cornice in mattoni. All'interno, a lato della navata centrale, è stato ritrovato un manufatto circolare identificato con il fondo del Fonte (vasca) Battesimale risalente alla chiesa primitiva (VI sec), attualmente visibile dopo i recenti lavori di restauro.

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Chiesa di Santa Maria

Beni religiosi

La chiesa, situata su un terrapieno che domina la pianura, è delimitata dai resti di una cinta muraria in pietra di epoca medioevale. L'edificio attuale è frutto di radicali trasformazioni realizzate nel '700 e nell''800; dell'impianto romanico resta solo una porzione di muro all'interno, che presenta un frammento di affresco quattrocentesco raffigurante la Vergine e Santa Caterina. Integro nelle sue forme romaniche è invece lo splendido campanile in pietra locale, le cui origini si possono collocare alla fine dell' XI sec. Il corpo è suddiviso in sei piani, con una regolare successione partendo dal basso di feritoie, monofore, bifore e due ordini di trifore a tutto campo, racchiuse in campiture coronate da archetti pensili. I capitelli delle bifore e delle trifore sono sorretti da colonnine in pietra, alcune delle quali decorate alle estremità con semplici incisioni.

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Chiesa di Santa Maria Maddalena

Beni religiosi

La chiesa sorge su un affioramento roccioso della Serra d'Ivrea, vicino alla frazione omonima nel comune di Burolo. Il complesso è composto di tre corpi di fabbrica: la chiesa ad aula unica rettangolare, conclusa da un'abside semicircolare; un vano sulla destra, oggi adibito a sagrestia; il campanile accanto alla facciata con doppia porta di accesso, unito alle altre due parti da un muro. Il muro tra il campanile e la sacrestia delimita un piccolo cortile interno dove si suppone ci fosse un'antica navata, oggi scomparsa, affiancata alla chiesa. Sul lato nord è murata una lapide funeraria tardo-romana (440 d.C.) che ricorda il negoziante Basilio. Nella sacrestia è conservato un affresco attribuibile alla bottega di Domenico della Marca di Ancona (XV sec.), raffigurante Cristo crocifisso tra due figure femminili penitenti di cui una potrebbe essere la Maria Maddalena cui l'edificio è intitolato.

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Chiesa di Santo Stefano del Monte

Beni religiosi

La chiesa di Santo Stefano in Candia fu edificata nell'XI o XII secolo. Costituisce - insieme al duomo di Ivrea e l'abbazia di Fruttuaria - una delle principali testimonianze dell'architettura romanica nel Canavese.

Posta sulla cima di una collina che sovrasta l'abitato del paese, in una posizione panoramica dalla quale si domina il bacino morenico canavesano, ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche.
Le prime notizie documentali sulla chiesa risalgono al 1177, in virtù di una bolla redatta in occasione del passaggio della chiesa e dell'annesso priorato in proprietà ai canonici dell'Ospizio dei Santi Nicolao e Bernardo di Monte Giove (Gran San Bernardo).
La data di fondazione è probabilmente ancora precedente, da collocarsi nel XI secolo, almeno per le parti più antiche, vale a dire la zona centrale della facciata, che si appoggiava ad una ormai scomparsa torre campanaria, posta lateralmente all'ingresso. Si ipotizza che sulla collina in cui essa fu edificata fossero già presenti resti di edifici paleocristiani e finanche romani.
All'interno della chiesa le tre navate sono divise tra loro da pareti con archi sostenuti da robusti pilastri a sezione quadrangolare. Al termine della navata centrale si accede al presbiterio sopraelevato per mezzo di una scala in pietra con tredici scalini.
La parte forse più suggestiva della chiesa è data dalla cripta, posta sotto il presbiterio e risalente verosimilmente al periodo di ricostruzione dell'abside centrale. È sorretta da esili colonne in pietra recanti capitelli di reimpiego, provenienti verosimilmente dalla primitiva pieve di Candia o dal relativo battistero.

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Chiesa di Santo Stefano di Sessano

Beni religiosi

La chiesa è ciò che rimane del borgo di Sessano a Chiaverano, situato sul promontorio roccioso a est del paese, abbandonato forse in seguito ad una frana. L'edificio (XI sec.) è coevo di altre chiese dell'area con le quali ha in comune la peculiarità del campanile (clocher-porche) posto al centro della facciata.

La chiesa attuale è a navata unica con tre campate e abside terminale cui è stata aggiunta (a sud) la sacrestia in epoca barocca. All'esterno il semicilindro absidale presenta quattro lesene che lo dividono in tre campi, in cui emergono altrettante monofore; in alto si allineano dodici nicchie con archetti in mattone a vista così come la cornice a denti di sega sormontata dal tetto di lastre di pietra. Internamente l'abside presenta, preziosi affreschi dell'XI secolo: al centro del catino il Cristo circondato dai simboli dei quattro evangelisti e sotto quattordici figure di Apostoli e di Santi.

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Chiesa Santa Marta

Beni religiosi

La chiesa, eretta nella seconda metà del Quattrocento per volontà della confraternita di Santa Marta, un sodalizio di disciplinanti istituito nel 1460, fu riedificata verso la fine del Cinquecento.
Nel 1622, alla destra dell’ingresso, era già stato costruito l’oratorio nel quale i confratelli si riunivano nei giorni festivi per la recita dell’ufficio della Beata Maria Vergine e dove si conservavano le suppellettili sacre e i paramenti ecclesiastici. Successive modifiche e aggiunte plasmarono l’intera struttura secondo lo stile barocco ancora visibile. L’attuale facciata della chiesa, nelle linee essenziali, è rimasta quella della metà del Seicento, ornata con otto colonne, quattro superiori e quattro inferiori. L’oratorio ha conservato nella parte centrale un piccolo tiburio quadrangolare sovrastato da una volta a crociera, probabilmente quella cupola già descritta dal vescovo Asinari durante la visita pastorale compiuta nel 1651. I documenti storici testimoniano come l’interno del complesso devozionale fosse riccamente adornato, sia negli altari della chiesa, sia nel contiguo oratorio; oggi, degli arredi e delle pitture rimangono i soli resti di un altare e le tracce degli affreschi del presbiterio e di alcune lunette nelle pareti laterali dell’oratorio. Il luogo sacro, chiuso definitivamente al culto dopo la seconda guerra mondiale, nei primi anni ’70 del Novecento venne acquistato per una somma simbolica dal Comune di Ivrea che lo ha restaurato adibendolo a sala per conferenze. Rimane da segnalare come la bella porta barocca della chiesa sia ora collocata all’ingresso della chiesa parrocchiale di San Bernardo di Ivrea.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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Ciucarun - Campanile di San Martino di Paerno

Beni religiosi

Il suggestivo campanile s'innalza solitario in mezzo alla Serra d'Ivrea là dove sorgeva il villaggio di Paerno.

Nel 1250 Ivrea fondò il borgo fortificato di Bollengo e ingiunse alle popolazioni di Pessano, Paerno e Bagnolo di andarvisi a stabilire. Il borgo di Paerno decadde rapidamente e rimasero solo la chiesa e il campanile: la prima fu demolita nel 1731, lasciando il secondo come unica testimonianza del passato.

Il "Ciucarun", come lo chiamano i locali, si erge per un'altezza di sei piani evidenziati da cinque cornici di archetti pensili che collegano le lesene angolari; dal basso verso l'alto presenta la tipica successione di aperture: feritoie, monofore e bifore, tutte tamponate eccetto l'ultimo piano. Alla base, sul lato ovest, sono visibili un'apertura ad arco, ora murata, che era uno degli accessi al campanile, e tracce di muratura che confermano la presenza della chiesa annessa.

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Duomo di Santa Maria Assunta

Beni religiosi

La cattedrale di Santa Maria, con la sua storia millenaria, è indubbiamente il più importante luogo di culto della città di Ivrea, sorto in posizione di rilievo, dove si ipotizza la collocazione dell’acropoli romana. La parte più antica della cripta, di influenza carolingia, è caratterizzata da un andamento anulare, con un tipico gioco di volte a crociera sostenute da snelle colonnine e capitelli tronco-conici. La parte più recente della cripta (XII e XIII secolo) si distingue per i capitelli a motivi vegetali o zoomorfici e le decorazioni parietali.
Vi sono inoltre affreschi di epoche differenti e tra i soggetti rappresentati vi sono due Santi guerrieri, San Gaudenzio, una Annunciazione e un’opera attribuita a Giacomino da Ivrea raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Cristoforo e Antonio Abate. Durante la campagna di scavi negli anni Novanta, sono tornati alle luce i grandi pilastri circolari in laterizio della chiesa romanica. Infatti l’edificio paleocristiano, probabilmente realizzato nel IV secolo, venne riedificato intorno al Mille per volere del vescovo Warmondo secondo una pianta tipica degli edifici ottoniani a tre navate con absidi contrapposte, delle quali sopravvive solo quella occidentale.Tra Quattro e Cinquecento fu realizzata una nuova sacrestia, nella quale sono custodite opere pittoriche di Defendente Ferrari. L’attuale aspetto degli interni della cattedrale è il frutto di interventi nella seconda metà del Settecento come l’ edificazione delle cappelle del Santissimo Sacramento e del Crocifisso, della cappella del Sacramento, edificata nel 1761 in onore di San Savino, patrono di Ivrea. La cappella del Crocifisso fu voluta dal vescovo Ottavio Pochettini, che si rivolse nel 1786 all’architetto Giuseppe Martinez per conferire un’omogeneità stilistica degli interni e in particolare nelle navate. L’ultima importante trasformazione alla cattedrale è l’ampliamento verso oriente di una campata e la demolizione della facciata cinquecentesca.

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Ecomuseo "Il Ferro e la Diorite"

Cultura materiale

L’ecomuseo dispone, all’interno del Centro Minerario, di un Museo mineralogico e delle attrezzature delle miniere di Traversella che accoglie una collezione mineralogica di oltre 300 campioni, una raccolta mineralogica sistematica di minerali tipici del giacimento locale, una mostra delle attrezzature e degli strumenti di lavoro recuperati all'interno della miniera e negli edifici attigui. Nell’area esterna del complesso, itinerari didattici offrono la possibilità di visitare il Geoparco Minerario: una porzione delle gallerie, il pozzo d’estrazione e la sala macchine.


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Ecomuseo "Storie di carri e carradori"

Cultura materiale

L’ecomuseo nasce con l’idea di dare valore storico alla tradizione e alle tecniche costruttive dei carri agricoli. Il carro agricolo, usato dagli abitanti di Zimone, era strumento indispensabile che univa il lavoro dei campi alla casa, la fatica quotidiana agli affetti della famiglia. L’obbiettivo del museo è anche quello di rendere visibile ciò che i carradori rappresentavano per il territorio e come i carri agevolavano il lavoro agricolo.

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Ecomuseo della Castagna

Cultura materiale

L’ecomuseo di Nomaglio dispone di un antico Mulino ad energia idraulica, tuttora funzionante, utilizzato per la macina delle castagne da cui si ottiene la farina utilizzata per la produzione di prodotti gastronomici. Il sistema ecomuseale è completato da un percorso esterno segnalato che, partendo dalla piazza centrale del paese, sale ai castagneti da frutto dove è possibile vedere: castagni centenari, le antiche casette (benne) in cui si ritiravano le foglie, le ricciaie dove si smaltiscono i ricci vuoti e gli essiccatoi in campo, dove si trasformavano le castagne fresche in prodotto secco.

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Ecomuseo l'Impronta del Ghiacciaio

Cultura materiale

L'ecomuseo, dedicato alle caratteristiche geologiche e naturalistiche dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea, è costituito da un itinerario panoramico di osservazione lungo la collina di Masino e da una mostra tematica. All'interno dell'antico Municipio di Masino l'esposizione permanente accompagna il visitatore alla scoperta del territorio attraverso istallazioni video, pannelli divulgativi, fotografie, mappe e un plastico dell'area.

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GRAN MASUN - CAREMA

Arte E Storia

La qualità del materiale impiegato nella costruzione della casaforte "Gran Masun", nel comune di Carema (TO), e la cura nella messa in opera parlano di maestranze esperte e profonde conoscitrici di ciò che il territorio poteva offrire nell'ambito dei criteri di approvvigionamento di un cantiere edile. Lo studio dell'edificio attraverso l'analisi stratigrafica muraria, le datazioni dendrocronologiche e l'articolazione degli spazi interni, ha permesso di ricostruirne la storia e di collocare la sua qualità architettonica in un più vasto ambito territoriale. All'interno di un progetto di restauro ancora in corso, si sono individuati numerosi elementi strutturali lignei che permettono di ricostituire e proporre una nuova immagine di quello che oggi ha le sembianze di un semplice blocco parallelepipedo. Le datazioni dendrocronologiche (1404/1405) dimostrano come la "Gran Masun" appartenga a quel momento di storia del popolamento rurale in cui la costruzione di abitazioni in prossimità di redditizie aree agricole, e nel caso in questione si deve pensare già alla coltivazione della vite, prende slancio con una crescita massiccia.

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Ivrea Romana

Archeologia

La Porta Pretoria, sorgeva probabilmente all’ingresso dell’attuale Via Palestro, ma di essa non sono mai state trovate tracce. E’ invece certo che la via segua il tracciato del Decumanus Maximum, poiché durante diversi lavori di ripristino è stato individuato l’antico lastricato romano del ducumano, largo poco più di 5 metri, in cui confluivano molti cardines minores.
Accanto all’ingresso di Via Palestro è stato costruita dal 1982 al 1986 l’edificio che ospita la filiale dell’Istituto Bancario San Paolo. Durante i lavoro furono eseguiti scavi che portarono alla luce interessanti tracce di Ivrea romana. Sono emersi tre diversi livelli di edifici che risalgono all’età romana dal I sec. a.C all’età flavia. Oltre a reperti in ceramica e laterizi si scoprirono le fondazioni di un edificio, con ogni probabilità adibito ad horreum, ossia a magazzino o granaio.
Percorrendo Via Palestro si raggiunge Piazza di Città e imboccando Via della Cattedrale si percorre una salita, al culmine del quale è possibile osservare lo sperone in cotto che testimonia la presenza, in questa zona, del teatro romano, edificato probabilmente nel I sec. d.C., portato alla luce nel 1800 ma poi demolito e coperto da nuove costruzioni.
Attraversando i giardini pubblici si giunge all’Hotel “La Serra” i cui lavori di costruzione degli anni 1969-70 hanno rivelato resti di un tratto di strada, le fondazioni delle case che la fiancheggiavano e un tratto di fognatura, databili al I secolo d.C. Il tratto di strada ritrovato costituiva uno dei cardines minores e sotto di esso era stata sistemata la fognatura principale, alla quale si collegavano gli scarichi provenienti dalle abitazioni situate ai bordi della strada. Uno di questi collegamenti è ancora nelle stesse condizioni nelle quali era originariamente. Un cunicolo delimitato da spesse mura era pavimentato con mattoni recuperati da preesistenti costruzioni.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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Laboratorio-Museo Tecnologic@mente

Patrimonio Industriale

Il Laboratorio Museo Tecnologic@mente si propone come luogo di conoscenza delle tecnologie e, in particolare, come spazio di scoperta dei processi creativi alla base della produzione industriale. All'interno è visitabile la collezione di macchine che hanno permesso all'azienda di Ivrea di raggiungere la leadership mondiale nel settore della meccanica e dell'elettronica.
L’esposizione permanente è divisa in varie sezioni.
La Sezione dello scrivere è dedicata a Camillo Olivetti 1868-1943, il fondatore della “Prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”. Sono esposte in quest’area le macchine per scrivere meccaniche ed elettromeccaniche, dai primi modelli di fine ‘800 a quelli ancora diffusi una trentina di anni fa.
La Sala del Calcolo Meccanico è dedicata a Natale Capellaro 1902-1977, il progettista inventore assunto come apprendista operaio a 14 anni e divenuto Direttore Generale Tecnico della Olivetti. Dal pallottoliere alla super calcolatrice Mc27, dalle calcolatrici non scriventi alle contabili. Tra questi estremi si possono ammirare la MC24, prima calcolatrice scrivente al mondo capace di eseguire le 4 operazioni, la Tetractys, la più completa, e la milionesima Divisumma, tutte progettate da Capellaro.
La Sala del Calcolo elettronico è dedicata a Pier Giorgio Perotto 1930-2002.
In questa sala si possono ammirare la Programma 101, primo desktop computer al mondo, e alcune macchine calcolatrici da ufficio, tascabili, scriventi, programmabili e non, i “quasi personal” ed i sistemi di scrittura.
La "Sala ELEA 9003" è dedicata ad Adriano Olivetti (1901-1960), straordinaria e poliedrica figura di imprenditore e uomo di cultura, di politico e di intellettuale, e a Mario Tchou (1924-1961), il genio dei calcolatori, direttore del Laboratorio di Ricerche Elettroniche Olivetti.
La Sala Personal Computer è dedicata a Roberto Olivetti (1928-1985), figlio di Adriano.
Si possono ammirare in questa sezione i mitici Sinclair e i Commodore del settore home computer, il “fenomeno Apple”, l’M20 e l’M40 della Olivetti.
Completano il panorama alcuni esempi di “trasportabili”, come l’Osborne 1 e di portatili, come il Quaderno, anticipatore dei Notebook.

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MAAM

Patrimonio Industriale

Il Museo, inaugurato il 29 settembre del 2001, si sviluppa lungo un percorso di circa due chilometri che interessa via Jervis e le aree contigue su cui sorgono gli edifici più rappresentativi della cultura olivettiana.
La sua costituzione consente di offrire una risposta organizzata alla domanda di conoscenza del patrimonio architettonico moderno di Ivrea. Lungo i percorsi pedonali pubblici, che collegano gli edifici, sono collocate sette stazioni informative, in una successione tale da costituire un possibile itinerario di visita e caratterizzate da una forte integrazione con il tessuto urbano.
I temi illustrati dalle stazioni riguardano le vicende inerenti l’impegno della Olivetti nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del disegno industriale e della grafica pubblicitaria e i contesti culturali in cui queste vicende si collocano.
Sono state così individuate sette aree tematiche:
· Olivetti e Ivrea;
· la comunità e le sue politiche sociali
· l’architettura della produzione
· il progetto industriale
· la pianificazione territoriale
· il prodotto e l’immagine
· l’abitazione
Visitabile tutto l'anno, gratuito

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Museo "La Bötega del Frèr"

Cultura materiale

Il museo, collocato all’interno di un’officina di fabbro ferraio risalente ai primi anni del Settecento, è tuttora in grado di muovere le macchine operatrici situate nel primo locale della bottega, attraverso una ruota idraulica. Nella sala della forgiatura sono invece visibili tutte le attrezzature per la lavorazione del ferro oltre ad una vasta serie di prodotti; nell’ultima sala si segnala, tra le varie tecnologie, quella relativa alla costruzione di pesi, misure e stadere. Di rilievo è inoltre un vasto campionario di serrature e attrezzi per l'agricoltura.

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Museo all'Aperto Arte e Poesia "Giulia Avetta" (MAAP)

Cultura materiale

Il Museo all'Aperto di Arte e Poesia (MAAP) Giulia Avetta nasce per fare conoscere ed apprezzare le fonti della poesia di quest'autrice, tanto profonda e incisiva quanto poco nota. Il Museo si avvale di un centro visitatori con documenti d'archivio, libri e video che consentono di rivivere la vita della poetessa e di apprezzarne il percorso creativo. All'aperto, nelle vie principali, sono esposti 30 pannelli che, combinando poesie ed immagini, rievocano il suo mondo: la famiglia, l'impegno civile pubblico, la religiosità, i sentimenti.

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Museo civico "Nòssi Ràis"

Cultura materiale

Collocato nella casa natale dello storico Carlo Botta (1766-1837), il museo illustra la vita e le attività agricole e artigianali del passato (da cui il nome “le nostre radici”) con strumenti di lavoro, ricostruzioni di ambienti e abbigliamento dell’epoca. E’ un’imponente raccolta di documenti della cultura materiale, tra i quali spiccano un curioso “raddrizza-corna” e 2 esemplari dell’ottocentesca macchina fonostenografica del sangiorgese Antonio Michela che, in versione aggiornata, è ancora oggi utilizzata nel parlamento italiano.

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Museo Civico P.A. Garda

Arte E Storia

L'antico monastero di Santa Chiara, sitiuato in Piazza Ottinetti, nel cuore di Ivrea, dopo anni di chiusura e importanti lavori di restauro ospita oggi il museo, frutto della collezione archeologica cittadina e delle donazioni di privati, che con un rinnovato allestimento restituisce alla città le preziose collezioni di archeologia, arte orientale e opere pittoriche.

Caratterizzato da rotazioni periodiche delle collezioni, mostre temporanee, pubblicazioni ed eventi, il percorso museale si articola in tre sezioni principali.
La collezione archeologica raccoglie le testimonianze della città e del suo territorio dall’età neolitica fino al periodo basso medievale. La storia più intensamente documentata è quella romana, grazie a opere e manufatti del periodo della colonia di Eporedia e del successivo periodo della centuriazione del territorio. Un importante reperto della sezione che testimonia questo periodo è la stele del gromatico (la groma era lo strumento con cui comunemente i Romani eseguivano la misurazione dei campi), oltre ad un miliario e a timpano. Il primo nucleo della collezione fu raccolto dal conte Carlo Francesco Baldassarre Perrone, coadiuvato dal conte Paolo Pinchia.
La collezione d'arte orientale, caratterizzata da una ricca varietà di oggetti realizzati con diversi materiali (metallo, porcellana, lacca, carta, seta, legno, bambù, avorio, guscio di tartaruga, vetro, paglia) è il frutto della raccolta personale di Pier Alessandro Garda e della raccolta di Palazzo Giusiana, prima sede del museo. Tra i due fondi, quello del Garda comprende per la gran parte oggetti provenienti dal Giappone, mentre il secondo – già di proprietà del conte Carlo Francesco Baldassarre Perrone (1718-1802) – comprende diversi oggetti cinesi e di altri paesi asiatici.
La collezione Croff è composta da quadri di artisti di notevole importanza, pervenuti al Comune di Ivrea grazie alle volontà testamentarie della signora Lucia Guelpa (e in seguito affidati dal Comune medesimo alla Fondazione Guelpa, appositamente costituita). La formazione umanistica e la passione per l'arte spinsero Abdone Croff a collezionare una cinquantina di dipinti e disegni, fra i quali alcuni capolavori di Giovanni del Biondo, Neri di Bicci, Bergognone, Annibale Carracci, Giuseppe Palizzi, Filadelfo Simi, Pietro Annigoni, Xavier e Antonio Bueno, Giorgio De Chirico. Completa la collezione una raccolta di copie delle lettere scritte tra la seconda metà degli anni Trenta e il 1946 agli artisti, agli antiquari e ai mercanti d'arte, e le relative risposte che consentono di ricreare l'atmosfera in cui si è formata.

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Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Maglione (MACAM)

Arte E Storia

Il museo nasce nel 1985 da un'idea di Maurizio Corgnati per la diffusione e la promozione dell'arte contemporanea. Ad oggi è costituito da oltre 160 opere tra dipinti ad affresco e acrilico sui muri delle case e da sculture ed installazioni collocate nelle piazze da artisti di varia nazionalità. Annualmente si svolge un laboratorio di perfezionamento della tecnica dell’affresco destinato a studenti delle Accademie di Belle Arti che si tiene all’aperto. Per le sue caratteristiche di museo open air è sempre visitabile.

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Museo della Civiltà Contadina

Cultura materiale

Il museo etnografico dispone di una ricca collezione di oltre settecento oggetti e attrezzi che testimoniano la vita e il lavoro di una comunità montana. Nelle sale gli oggetti sono presentati sotto forma di laboratori, in modo che il visitatore possa meglio capire e ricordare le attività del passato; una parte dell'esposizione documenta la vita contadina andratese attraverso una raccolta fotografica. Nel parco attrezzato esterno sono visibili mezzi agricoli dell’’800 e del primo ‘900, un torchio a barra e alcune parti di una vecchia fucina attiva in paese.

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Museo della Resistenza

Cultura materiale

L’esposizione permanente, curata da Elio Parlamento (partigiano “Varzi”), custodisce preziosi materiali documentari e iconografici raccolti dai protagonisti e dai ricercatori. Nel corso della Resistenza, gli abitanti della Serra e i combattenti delle formazioni partigiane sperimentarono nuove forme di relazione sociale e di rapporto con il territorio, ancora oggi rintracciabili attraverso la rete dei Sentieri della Resistenza.

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Museo dell'oro e della Bessa

Cultura materiale

Il museo si trova in frazione Vermogno sulla morena della Serra al centro della grande aurifodina d’età romana, tutelata dalla Riserva Naturale Speciale della Bessa. In un paesaggio artificiale, dominato da enormi cumuli di ciottoli accatastati per selezionare il materiale ricco di oro alluvionale, il museo raccoglie e documenta le tecniche manuali impiegate nei secoli per la ricerca aurifera, accompagnando i visitatori nelle escursioni e nelle prove pratiche.

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Museo didattico "Memorie del tempo"

Cultura materiale

Museo prettamente didattico allestito all'interno del Municipio espone una pluralità di oggetti di uso corrente nell’Ottocento e nel primo Novecento suddivisi in sezioni tematiche. Ogni pezzo esposto è catalogato con il nome in italiano e in piemontese, accompagnato dalla descrizione di come veniva impiegato. Sono presenti alcuni reperti archeologici dell’età romana e fossili oltre a calchi di incisioni rupestri, la cui presenza è stata rilevata in molte aree dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea.

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Museo Laboratorio dell'oro e della pietra

Cultura materiale

Il museo nasce da una ricerca dell’Università di Torino per la valorizzazione della zona della Bassa Serra e dell’area archeologica dell’antica Victimula, presso San Secondo. Le sale sono dedicate alla lavorazione dell’oro e della pietra, al processo alla strega Giovanna de’ Monduro, alla Resistenza con l’eccidio di Salussola e alla figura di don Francesco Cabrio. Uno spazio è dedicato alla collezione di antiche bilance e stadere.

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Museo Mineralogico di Brosso

Cultura materiale

Il museo trova collocazione nell’edificio Ca‘d Martolo in cui sono allestiti 5 settori espositivi: il luogo (cartografie e fotografie), l'uomo (fotografie), la storia (documenti), la materia (minerali), l'attrezzatura (arnesi da lavoro di varie epoche). Di particolare interesse è la visita ai siti metallurgici lungo il torrente Assa dove si possono osservare le testimonianze della locale tecnologia di lavorazione del ferro a "basso fuoco" o "alla brossasca". Sono visibili numerose fornaci di arrostimento, vasche di lavatura, fucine e pestelli meccanici che permettevano di ottenere il ferro, senza passare dalla fusione della ghisa.

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Museo Vischorum

Cultura materiale

Il Museo,fondato nel 2004, testimonia e ricostruisce la vita della comunità rurale locale tra Ottocento e Novecento attraverso l'esposizione di manufatti, oggetti di uso quotidiano, attrezzi, mobilio e abbigliamento donati dalla popolazione vischese e organizzati in specifiche aree tematiche.

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Palazzo della Credenza

Arte E Storia

Il Palazzo della Credenza, costruzione in cotto con porticato ad archi ogivali e due piani con finestre a sesto acuto, fu probabilmente eretto intorno al 1300 per dare una nuova sede al Consiglio del Comune. Divenne così sede dei Credendari, i Consiglieri del libero Comune di Ivrea del XIV secolo.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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Palazzo Marini

Arte E Storia

All’interno dell’originario borgo medioevale, in prossimità della porta verso Ivrea, si trova il complesso edilizio di Palazzo Marini, costituito da una parte signorile verso sud e di una rustica verso nord. La parte residenziale è costruita su di un piano terreno, un primo piano e un sottotetto e, come nella totalità degli edifici di Borgofranco mancano le cantine, per via del terreno acquitrinoso.
A lato dell’androne d’ingresso, lo scalone padronale mette in comunicazione il porticato con il loggiato soprastante mentre la scala elicoidale, contenuta nella torre cilindrica, assicura l’accesso a tutti i livelli del palazzo.
Nella prima metà del ‘600 la famiglia Marini ristrutturò l’edificio esistente, lo ampliò e commissionò gli affreschi che decorano le pareti dello scalone, le quattro sale del primo piano e il loggiato, attribuiti all’intervento di almeno tre diversi gruppi di decoratori. Essi presentano caratteristiche molto innovative, che trovarono larga diffusione solo nella seconda metà del secolo.
Le sale affrescate del primo piano sono la grande Sala di Rappresentanza, la Sala delle Stagioni, la Sala dell’Etica e la Sala dell’Abbondanza, che con la sua ardita prospettiva della volta è sicuramente uno degli esempi più precoci del genere in tutto il Piemonte. L’ultimo discendente dei Marini morì senza figli e così il feudo di Borgofranco venne riunito al Regio demanio.
Palazzo Marini è oggi sede dell’Associazione “Centro Educazione all’Arte”, che sviluppa attività sul territorio canavesano partendo da realtà già presenti quali la scuola Suzuki Talent Center nata a Chiaverano, il festival della via Francigena presente da ormai più di 10 anni, e sostenendo progetti sociali importanti.

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Parco Archeologico e Spazio espositivo museale del Lago Pistono - Montalto Dora

Archeologia

Lo Spazio Espositivo per l’Archeologia del Lago Pistono, inaugurato nel novembre 2012 all’interno dei locali comunali, documenta la Preistoria dei laghi inframorenici di Ivrea dal Neolitico all’età dei Metalli. Cultura e stile di vita di questi primi abitanti di una terra tra montagne e acque sono raccontati attraverso reperti archeologici di notevole rilevanza scientifica. L’esposizione si sviluppa per nuclei tematici corrispondenti a vetrine e pannelli esplicativi attraverso i quali è possibile apprendere come e di cosa vivevano gli uomini del Neolitico e in quale modo il progresso culturale influenzò la loro quotidianità.
Inseriti opportunamente nel contesto cronologico di riferimento, le vetrine espositive presentano il materiale archeologico rinvenuto durante le indagini effettuate al Lago Pistono e i risultati delle ricerche in atto. L’insediamento preistorico è caratterizzato dalla presenza di un orizzonte culturale interessato dall’impianto di almeno due strutture, di cui una abitativa, riferibili al Neolitico Medio (4900-4500 a.C.).
Elementi ceramici permettono di inquadrarlo nella Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata tipo Isolino, che caratterizza i siti perilacustri con strutture palafitticole in Piemonte e Lombardia occidentale.
Il Comune di Montalto Dora con la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte propone una lettura approfondita e dinamica del sito, offrendo alla comunità scientifica ma soprattutto ad un pubblico eterogeneo, una preziosa tessera nella ricostruzione dello sfaccettato insediamento dell’area fin dalla Preistoria.
Il progetto finale si prospetta ricco di suggestioni che vanno oltre l’inquadramento del sito nel contesto territoriale e sono lo spunto per un’approfondita analisi delle tematiche relative ai problemi del Neolitico dell’Italia nord-occidentale con ampi riferimenti anche al di fuori degli stretti limiti geografici. L’unitarietà dell’impostazione di tutto il sistema di comunicazione interna al centro espositivo permette di creare un legame con le iniziative di promozione territoriale diffusa, aspetto di grande importanza ed efficacia per costruire un’immagine coordinata dell’intero sistema di informazione archeologica, ambientale e culturale.

Il Parco Archeologico, inaugurato nel marzo 2017, sulle rive del Lago presenta la ricostruzione in scala reale di una struttura abitativa e di alcune accessorie: il nuovo percorso completa e integra l’esperienza, arricchita anche da laboratori didattici e visite guidate per adulti.


Apertura: 2ª e 4ª domenica del mese da marzo a ottobre (escluso agosto)
Le visite guidate da specialisti archeologi partono nelle domeniche di apertura alle ore 15.00 con appuntamento presso lo Spazio Espositivo.

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Parco Naturale del Lago di Candia

Parchi e Aree Naturalistiche

La flora presente nel Parco è rappresentata da 425 specie, la metà delle quali è strettamente legata agli ambienti lacustri e palustri.
Dal punto di vista faunistico la ricchezza maggiore è sicuramente rappresentata dall'avifauna: il lago di Candia è un importante luogo di sosta per gli uccelli svernanti e di passo e numerose sono le segnalazioni storiche di specie accidentali quali il pellicano, il gobbo rugginoso, aironi cenerini, germani reali e molte altre.
Il Parco dispone di una sede in cui si trovano gli uffici, un salone per incontri e un laboratorio per attività didattiche.
Quest'ultimo, gestito dall'Associazione Vivere i Parchi in collaborazione con il C.I.R.D.A. (Centro Interdipartimentale per la Ricerca didattica e l'aggiornamento degli insegnanti dell'Università degli studi di Torino) è un laboratorio all'avanguardia, con attrezzature professionali che comprendono microscopi ottici e stereoscopici, kit di analisi e monitoraggio ambientale, acquari, strumentazione di misura ed osservazione naturalistica. Le proposte didattiche vertono sui temi della valorizzazione della biodiversità e degli ambienti lacustri, del monitoraggio biologico degli ecosistemi e degli impatti antropici, flora, fauna e loro interazioni.
Per visite e laboratorio è necessario contattare il personale del Parco

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Pera Cunca

Archeologia

Rilasciato dal ghiacciaio Balteo al momento del suo ritiro (18.000 anni fa circa) presenta una forma arrotondata e al centro una grossa cavità ovale. Intorno ad essa sono state incise una dozzina di coppelle piuttosto profonde collegate con un sistema di cataletti, alcuni dei quali comunicanti con il bacile centrale.
Basandosi sulle pubblicazioni più recenti, (*) gli studiosi attribuiscono una funzione cultuale del masso, che ben si adatta alle informazioni a noi note relative alle manifestazioni religiose delle popolazioni indigene che popolarono il Piemonte tra la fine dell’Età del Bronzo e l’Età del Ferro (tra il X e il II secolo avanti Cristo).
Il reperto, che per la sua unicità si può considerare assai importante dal punto di vista storico-scientifico, si trova immerso in un bosco di querce sul pendio di una collina morenica che divide i territori di Cossano e Borgomasino, in una località di nome Lusenta.
Per informazioni e visite guidate www.gruppoarcheologicocanavesano.it

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Pieve e Battistero di San Lorenzo

Beni religiosi

Il complesso architettonico di San Lorenzo (VIII-IX sec.) è considerato uno dei più importanti del Piemonte. La chiesa, ad aula unica con volta a botte, presenta un'abside rettangolare e due cappelle, destinate a ospitare sarcofagi, che sporgono lateralmente come un transetto. Solo in un periodo successivo furono uniti il braccio sinistro del transetto e il battistero per mezzo di un corridoio nel quale si trovano interrati altri due sarcofagi. Molti affreschi, databili dall'epoca della costruzione della chiesa sino alla fine del XV sec., sono disseminati all'interno della chiesa tra cui il pregevole ciclo di affreschi della cappella Avogadro nel braccio destro del transetto. Il battistero, a pianta centrale ottagonale, è internamente suddiviso in otto nicchioni di cui uno collegato ad un'abside quadrata a est con al centro della volta un campaniletto aggiunto in epoca più tarda.

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Pons Maior e banchina

Archeologia

I collegamenti tra la sponda settentrionale della Duria Maior, su cui sorgeva Eporedia, e quella meridionale erano garantiti dal Ponte Vecchio, che conserva ancora oggi alla base la struttura romana a sole due arcate asimmetriche, e dell'assai più monumentale Ponte Maggiore, edificato circa 500 metri più a valle. I resti della struttura, emersi per la prima volta nell'alveo del fiume durante l'alluvione del 1977, sono stati indagati e documentati durante i lavori di ripristino degli argini in seguito all'eccezionale piena del 1993.
Il ponte lungo circa 150 metri, fu costruito presumibilmente nel I secolo d.C. e crollò in seguito a una violenta alluvione in epoca imprecisata, forse non molto posteriore alla sua edificazione.
Le dieci arcate del ponte, di cui le quattro centrali di dimensioni maggiori rispetto a quelle laterali, erano costituite ciascuna da cinque arconi paralleli in conci di pietra colmati da un getto di conglomerato e poggiavano su undici pile in calcestruzzo con paramento in conci di pietra, fondate su allineamenti di pali in legno con punte in ferro profondamente infissi nel letto sabbioso del fiume. Il ponte supportava una strada basolata, con una carreggiata larga 5 metri e mezzo, affiancata da stretti marciapiedi (0,45 m), e protetta da parapetti sagomati superiormente a forma di toro.
In corrispondenza del ponte la sponda sul Lungo Dora era contenuta e protetta da una banchina lunga oltre 100 metri, alla cui estremità occidentale si innestava un condotto fognario proveniente dall'abitato, probabilmente impiegata anche come percorso di alaggio ovvero di traino delle imbarcazioni fino all'attracco.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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PORTA ORIENTALE - PIVERONE

Arte E Storia

E' una massiccia porta turrita, che oggi ha la funzione di torre campanaria e orologio, un tempo era completamente aperta versol’interno e priva di copertura con la tipica torretta di vedetta “la bertesca”, presenta un arco a tutto sesto, feritoie per azionare i tre “bolzoni” dei due antichi ponti levatoi (carraio e pedonale), decorazioni ad “archetti pensili” e merlature ghibelline “acoda di rondine”.

Esisteva un’altra torre porta che fronteggiava Palazzo ed era chiamata il “Torrione”. L’attuale “via del Torrione” conserva il nome che aveva preso da quell’ antica porta, abbattuta nel 1750

1750
1750

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RETE MUSEALE AMI

Cultura materiale

L’Ecomuseo dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, dal 2011, promuove e organizza la Rete Museale AMI: un progetto che coinvolge un gruppo di comuni dell’area nella realizzazione di un sistema museale diffuso, attraverso la messa in rete dei piccoli musei ed ecomusei esistenti. L’iniziativa prevede un’azione di promozione unitaria, l’apertura coordinata e continuativa dei siti, la formazione di un gruppo di giovani operatori e il loro impiego nei musei, il coinvolgimento delle forze economiche locali e dell’associazionismo nella valorizzazione del territorio e del patrimonio locale.

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Santuario della Madonna di Miralta

Beni religiosi

La piccola chiesa, titolata alla Vergine Assunta, è situata sulla cresta della collina omonima, all'estremo sud del paese verso Villareggia, dove vi furono i primi insediamenti abitativi. Numerosi infatti sono i riferimenti, a partire dal X secolo, al borgo di Miralta (o Miralda), infeudato ai signori De Bondoni e dal XIII secolo progressivamente abbandonato dagli abitanti. Oggi il santuario, risalente al X secolo, è l'unico superstite dell'antico centro abitato medioevale ormai completamente scomparso. L'edificio ad una sola navata con il campanile inserito su un fianco, conserva ancora - almeno nella parte posteriore - l'impianto romanico nonostante i molti rifacimenti e le profonde trasformazioni avvenute soprattutto con l'ampliamento novecentesco e la costruzione del pronao (porticato) neoclassico in facciata.

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Sinagoga

Beni religiosi

La Sinagoga si trova nel centro storico di Ivrea, sotto le mura del castello, dove nel 1725 era stato istituito ufficialmente il ghetto ebraico. L’odierna struttura ottocentesca, ricavata riadattando una costruzione preesistente, presenta due facciate anonime, ad est verso via Peana e ad ovest su via Quattro Martiri, che si mimetizzano perfettamente nel tessuto urbano, non lasciando trapelare all’esterno l’esistenza di un luogo di preghiera. Anche il portone d’accesso, ornato da una semplice cornice in pietra e situato in via Quattro Martiri, si confonde tra le botteghe. La sola finestra a semicerchio, impreziosita da vetri colorati dagli accesi toni blu e rosso, verso via Peana, suggerisce la presenza di un edificio di destinazione diversa da quella abitativa.
Nell’edificio si trovano due distinte sinagoghe: una più piccola, nata come tempio invernale, ancora oggi a disposizione della comunità ebraica, l’altra, grande, a pianta rettangolare, fu ceduta nel 1980 al comune di Ivrea, in cambio della risistemazione dell’intero complesso. La sinagoga grande, coperta da un’alta volta a botte, lungo le pareti perimetrali è scandita da colonne e lesene. La decorazione a cassettoni a girali d’acanto e l’imitazione del marmo ricordano altri edifici pubblici e religiosi canavesani, ma sostanziale è la diversità dell’organizzazione distributiva. Il luogo di preghiera conserva banchi disposti su due file parallele, che la tradizione ebraica destinava agli uomini, e il matroneo, riservato alle donne. Nella parete di fronte all’ingresso si trovano la tevà, tribuna da cui si leggevano le sacre scritture e si recitavano le preghiere pubbliche e l’aròn, armadio sacro nel quale venivano custoditi i Rotoli della Torà. Nella sinagoga piccola campeggia un imponente aròn ottocentesco, in legno scolpito, dorato e abbrunato dopo la morte di Carlo Alberto.

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Comune di Ivrea

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Torre di Santo Stefano

Arte E Storia

La torre campanaria di Santo Stefano sorgeva a fianco di una chiesa romanica e apparteneva al complesso abbaziale dei monaci benedettini, fondato nel 1044, dedicato al protomartire Stefano e al Santissimo Salvatore. La titolazione deriva da una chiesa preesistente, situata in un’area suburbana, donata ai monaci benedettini, forse il 1042.
Nel corso dell’XI secolo i benedettini si avvantaggiarono di altre donazioni accordate dalle autorità e intorno alla metà dello stesso secolo si colloca l’edificazione del campanile di Santo Stefano e del complesso abbaziale. La sequenza dei sei piani della torre campanaria, in cui si alternano progressivamente in altezza apertura da monofora fino a trifora, culminava in origine con una copertura a cuspide e contraddistinta da archetti pensili di raffinata fattura, rappresenta l’emblema dell’allora potere abbaziale.
Fin dall’età moderna il campanile è risparmiato dalle demolizioni, ad eccezione di quella apportata alla cuspide nel 1854, eseguite in momenti diversi agli altri edifici del complesso abbaziale. Nel 1558 il maresciallo Brissac, per ragioni di difesa della città, ordina l’abbattimento della chiesa (ricostruita poi dai benedettini). Nel 1757 è la volta degli edifici abbaziali, i quali, ormai abbandonati dai monaci, sono demoliti per ampliare il giardino di Palazzo Perrone. In quel medesimo periodo, essendo ancora in vita l’abbazia, soppressa poi nel 1802, l’abate Gaspare Amedeo San Martino della Torre, decise di trasformare il superstite granaio addossato al campanile in chiesa, successivamente demolita nel 1898 per ingrandire i giardini pubblici.
Da allora la torre è divenuta una delle più importanti testimonianze, simbolo, un tempo, dell’importante ruolo rivestito in campo religioso e sociale dal centro monastico e ora romanico emblema della città.

Assessorato alla Cultura

Comune di Ivrea

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Ufficio del Turismo di Ivrea

Info Point

Orario:

  • Lun 09:00 - 13:00
  • Mar 09:00 - 13:00, 15:00 - 17:00
  • Mer 09:00 - 13:00, 15:00 - 17:00
  • Gio 09:00 - 13:00, 14:30 - 18:30
  • Ven 09:00 - 13:00, 15:00 - 17:00
  • Sab 09:00 - 13:00, 15:00 - 19:00
  • 1ª domenica del mese 15,00 - 19,00

Telefono 0125.618131

info.ivrea@turismotorino.org

www.turismotorino.org

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Villa Il Meleto

Arte E Storia

Villa Il Meleto di Agliè, così chiamata perché il viale d’ingresso e il terreno confinante erano coltivati a frutteto, fu la residenza estiva del poeta Guido Gozzano.La costruzione, risalente alla seconda metà dell'Ottocento, era proprietà del Senatore Massimo Mautino. La villa fu donata dal Senatore alla figlia Deodata in occasione delle sue nozze con l'ingegnere Fausto Gozzano e fu utilizzata come soggiorno estivo della famiglia, dopo il trasferimento della residenza a Torino. Nel 1904 Guido Gozzano e la madre iniziarono il restauro dell’edificio giungendo al risultato ancora visibile oggi: una villa con balcone al primo piano e la facciata affrescata da glicini, secondo il gusto liberty che andava diffondendosi; attorno un giardino romantico e poco distante il frutteto e uno stagno con l’isoletta dello chalet (oggi demolito).
Gozzano, durante le sue lunghe permanenze al Meleto che alternava ai soggiorni a Torino, diede vita ad una grande produzione poetica dai toni dannunziani prima, con l'ironia borghese e realistica e con i toni della scapigliatura poi. L'eleganza e l'estetismo non caratterizzarono solo la sua opera letteraria: la sua coerenza all'ideale di vita che lo spingeva a fondere vita e poesia, lasciò che il suo personaggio apparisse dandy e raffinato. Il famoso salotto di Nonna Speranza, arredato in stile liberty, è immortalato nella poesia L'amica di Nonna Speranza.

A ricordo del grande poeta canavesano da alcuni anni vengono organizzati eventi culturali legati a diverse forme di espressione artistica.

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