| Area geografica
Africa
Paese
Uganda
Località
Distretto di Gulu, Nord Uganda
Settore di intervento
Sviluppo e miglioramento del sistema sociosanitario con particolare riferimento alla tutela dell’infanzia e dei minori
Anno
Realizzazione delle linee progettuali, anno 2007.
Bando pubblico per l’assegnazione di contributi a favore di iniziative di cooperazione decentrata degli Enti Locali - anno 2006
Ente proponente
Comune di Ivrea
Partnership nel Paese d’intervento
Comboni Samaritans of Gulu, Municipalità di Gulu
Partnership in Italia
Good Samaritan, Centro Documentazione Pace, CNA, Centro Missionario Diocesano, Centro Gandhi, L’Albero della Speranza, Centro Migranti.
Bisogni e motivazioni alla base del progetto
La storia dell'Uganda dopo l'indipendenza è stata caratterizzata da una notevole instabilità politica culminata, nel nord del Paese, in una situazione di conflitto armato che si trascina dal 1986. La guerra ha causato un vero e proprio genocidio con oltre 100.000 vittime e un milione e mezzo di sfollati, che cercano di sopravvivere, in condizioni disumane, nei campi profughi. Più di 20.000 bambini sono stati sequestrati e costretti a diventare soldati e schiavi dei ribelli.
Mentre il resto del paese ha assistito ad apprezzabili progressi in termini di crescita economica e sociale, le condizioni di vita delle popolazioni del Nord del paese hanno subito un progressivo deterioramento. Più di 1.600.000 persone sono costrette ancora oggi a vivere negli oltre 200 campi di sfollati (IDP - Internally Displaced Persons), nella maggioranza dei casi sovraffollati, con scarsi livelli di approvvigionamento alimentare e con inadeguate possibilità di accesso all’acqua potabile, ai servizi igienici, ai servizi sanitari ed educativi. L'agricoltura e l’allevamento, tradizionali attività nel Nord del paese, sono state inoltre compromesse dalle continue migrazioni interne causate dalla guerra e non hanno finora consentito gli auspicabili miglioramenti delle condizioni di vita della popolazione.
Nel Distretto di Gulu, circa il 95% della popolazione è costretto a vivere, per ragioni di sicurezza, negli oltre 50 campi di sfollati, IDP. A questa situazione si aggiunge la triste piaga dell’AIDS/HIV: Gulu ha il triste primato di avere il più alto numero di sieropositivi, ed il tasso di malati di AIDS è destinato ad aumentare sempre di più. L’AIDS colpisce la fascia giovane tra i 25 e 35 anni che ha in genere tre o quattro figli. In breve tempo dalla comparsa dei sintomi le infezioni divengono ricorrenti: la persona non può continuare il tradizionale lavoro dei campi che richiede forza fisica, viene emarginata, condannata dal punto di vista sociale. Inizia così la parabola discendente e, se la persona non è sostenuta la morte sopraggiunge rapidamente, lasciando orfani a carico di famiglie che hanno già altrettanti orfani.
Obiettivo generale del progetto
E’ un progetto che si snoda in più interventi distinti ma sinergici fra di loro che si pongono l’obiettivo di dare aiuto e sostegno medico, economico, psicologico e spirituale ai malati di AIDS.
Il primo intervento “Dispensiamo un arcobaleno” prevede la costruzione di un piccolo dispensario che diventa essenziale per poter garantire un’assistenza sanitaria che altrimenti sarebbe impossibile. Il secondo “L’arcobaleno della memoria” si pone l’obiettivo di sostenere i genitori malati di AIDS nell’elaborazione del vissuto della loro malattia e, nel contempo, aiutarli a preparare il futuro dei loro bambini, perché sia il meno traumatico possibile. Gli orfani di AIDS, come tutti gli orfani sentono il dolore, la confusione per la morte dei loro cari. A tutto questo si aggiunge il pregiudizio nei confronti della malattia dei loro genitori e l’emarginazione sociale. Alla morte dei genitori spesso non possono continuare gli studi, non hanno assistenza sanitaria, e perdono l’eredità a cui hanno diritto. La povertà e l’isolamento provocano un circolo vizioso che li mette ad alto rischio di diventare sieropositivi. Un’altra sofferenza per gli orfani AIDS è che i loro genitori non condividono con loro i piani futuri. Infine l’ultimo intervento “L’arcobaleno del lavoro” prevede la sistemazione e l’adeguamento di una cooperativa di lavoro necessaria per offrire dignità alle donne affette da questa patologia ed un reddito da lavoro necessario al sostentamento della propria famiglia.
Le fasi di attuazione del progetto
“Dispensiamo un arcobaleno”
Le attività necessarie alla costruzione del dispensario consistono in: installazione del cantiere, sbancamento, fondazioni, costruzione dell'armatura in cemento armato, realizzazione del tetto, pavimentazione, intonacatura e piastrelle, realizzazione dell'impianto elettrico e idraulico, fossa settica, porte, finestre e sanitari, tinteggiatura, sistemazione esterna.
“L’arcobaleno della memoria”
I tre passaggi chiave di questa attività possono essere distinti su tre livelli:
1. Informare i bambini:
Il progetto vuole incoraggiare molti genitori a parlare della malattia apertamente ai loro bambini. Le madri sono incoraggiate a condividere con i loro bambini i problemi famigliari per prepararli alla perdita futuro.
2. Piani futuri:
Genitori e bambini sono aiutati a lavorare insieme per preparare i piani futuri. I bambini devono possibilmente conoscere chi si prenderà cura di loro in futuro, devono familiarizzare con la nuova realtà dove andranno a vivere ed essere informati sulla possibilità di continuare gli studi.
3. Salvare il patrimonio della storia famigliare e la memoria dell’infanzia del bambino:
Questo passaggio è importante per dare al bambino le informazioni che trasmettono il suo senso di identità ed i valori della vita. E’ quindi importante scrivere le speranze e le aspettative sui figli anche se cresceranno senza la guida dei genitori.
“L’arcobaleno del lavoro”
Un altro aspetto che si intende sviluppare, riguarda il potenziamento della Cooperativa finalizzato a promuovere piccole attività generatrici di reddito per i malati di AIDS e per i disabili della Polio, aiutandoli a vivere con più serenità e promuovendo le loro condizioni di vita. L’iniziativa, oltre ad aiutare i malati di AIDS a guadagnare qualche cosa, crea delle opportunità di incontro, di ritrovo, di socializzazione e di sostegno. Ai malati che lavorano nel progetto ‘Cooperativa’ viene dato un pasto caldo giornaliero.
Beneficiari diretti
La creazione di un dispensario finalizzato a prestare le prime cure sanitarie e ad avviare le attività di supervisione, sostegno e counselling, nei confronti delle 5.500 persone siero-positive che ricevono assistenza dai Comboni Samaritan e delle 1.930 persone malate di AIDS che sono attualmente sotto trattamento ARV. I genitori malati di AIDS ed i loro figli piccoli.
Beneficiari indiretti
Attraverso il sostegno al lavoro di un gruppo di donne sieropositive e con l’implementazione di una cooperativa di lavoro si creano nuove opportunità di lavoro, e si promuove la sostenibilità delle attività produttive in grado di generare reddito.
Piano di spesa del progetto
Il valore totale del progetto è di € 62.663. Il contributo richiesto alla Regione Piemonte è di € 20.000. Il contributo effettivamente concesso dalla Regione Piemonte è di € 16943,83.
Stato di realizzazione del progetto
Approvato e realizzato.
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